mer

01

apr

2009

modernità crisi e information technology, qualche prima riflessione

Premettendo che questo post è più una somma di riflessioni che mi sono venute durante queste 2settimane di lezioni che un discorso chiaro, vorrei partire dal concetto della linea funzionale di Henry van de Velde. Riporto quindi un piccolo estratto del suo discorso: "La linea è parlante al pari degli occhi e più parlante della parola scritta. La flessione più leggerra, il più sottile mutamento del ritmo, la minima variazione nei rapporti di intervallo o nella distanza degli accenti rispondono a specifiche mentalità e psicologie. Ogni periodo storico ha la sua linea sintetica. La linea egiziana descrive le sue curve con discrezione; evoca una torrida,snervante sensualità. Con un manierismo di suprema eleganza si insinua nel ritmo grave degli orizzonti nelle distese di sabbia. La linea assira: tumultuosa e magniloquente, ha curve ridontanti, eccessive. La linea micenea si arrotola e si srotola, avanza e indietreggia come i gruppi di contadini che salgono danzando verso l'acropoli. La linea greca si raffrena, parte con consapevolezza di aprire un'epoca nuova. Un magico potere d'incanto le consente di smorzare la crudezza di ogni tipo di materiale. Questa linea libererà il mondo dal suo peso. La linea romana è dura e violenta, penetrata dal ritmo accelerato dei carri da corsa. La pompa dei simboli barbari ne appesantisce lo slancio, sicchè la gira su se stessa. La linea bizantina è assunta nella morsa di una ieraticità che mai la preserva dagli inviti di una lascivia che la brucia di desiderio. Segna il punto zero, il punto neutro dal quale partono, da un lato, le rette congelate, ghiacciate e sterili, e dall'altro il dispiegarsi fiammeggiante di scatenate passioni. La linea romanica la sentiamo concisa, fieramente ricurva sotto il peso di una disciplina. Tradisce una coscienza più forte della sua velleità d'indipendenza. Ed ecco la linea gotica. Un'audacia folle e inesausta la percorre. Ma questa temerarietà non è che apparenza: una struttura solida e sperimentata le conferisce un'intellaitura di prodigio. La linea del rinascimento: uno scacchiere sul quale le figure si alternano combinandosi in infiniti modi. La linea urta bruscamente la tavola in cui si perseguiva il gioco, interrompe, ritorce ciò che era rigido, mette la torcia a quelle materie che la linea barocca fa attorcigliare. La linea rococò si fa notare con leggeri scoppi di riso; minuetti e gavotte hanno sostituito la gravità delle cavalcate. La linea del primo impero è una formula, rigida come le frasi di un decreto. Frivola e corrutrice, la linea del secondo impero La linea giapponese fu per noi un soffio di salute, rivelando le cose mirabili che potevano sorgere da un ponderato equilibrio tra l'obbedienza che nel disegno si deve esigere dalla linea, e la libertà che le se deve concedere, ci apparve come l'improvviso risplendere del sole dopo un lungo cammino tra le nuvole grevi. Infine , la linea moderna, della nuova architettura e del contemporaneo risveglio dell'artigianato, è quella dell'ingegnere resa duttile ed elastica dal fluire di una corrente energetica primigenia: una forza così sicura e impazziente da non permettere che qualcosa di estraneo s'incunei tra il suo punto di partenza e lo scopo finale." Il periodo di queste parole era quello dell'Art Nouveau, quindi quello della rivoluzione industriale avviata da qualche tempo e in ricerca di un linguaggio architettonico nuovo, quindi di superamento della crisi provocata da questa rivoluzione. Il periodo è quello della belle epoque, di una nuova classe ricca e borghese, di una estetizzazione del quotidiano e dell'effimero. Il problema dell'art nouveau fu anche quello di presentarsi come un linguaggio completo sin dall'inizio quindi il non avere una evoluzione vera e propria. Di un "vezzo linearistico e un naturalismo floreale di scarse giustificazioni" cioè superficiale mentre dall'altro canto vi erano le problematiche della la nuova classe operaia, la trasformazione radicale della città e di un contesto politico non sempre sano (come la decadenza dell'impero austro-ungarico per esempio). Facendo un confronto fra quel periodo e il nostro, ossia la rivoluzione industriale e la rivoluzione informatica, è possibile trovare delle similitudini sia a livello superficiale che più profondamente e quale potrebbe essere la linea dei nostri tempi? Una cosa che mi ha incuriosito tanto è questo revival per il floreale e l'uso della linea nel mondo grafico, sia reale (abbigliamento, stampe,design) che sui nostri schermi. Certo è una questione molto superficiale però non più di tanto guardandola dal punto di vista dell'estetizzazione. Oggi più che mai l'immagine ha assunto un ruolo importante nella nostra quotidianità. Invade tutto, come un motivo art nouveau che partendo dal pavimento continuava per colonna portante alla maniglia e il mobilio. Narcotico estetizzante che non sempre ha ragione di esserci, che tante volte diventa strumento di distrazione dai vari problemi socioeconomici e politici. La velocità con cui si presentano l'una dopo l'altra, fa si che devono essere l'una più memorabile dell'altra e di conseguenza più spettacolare. Ma questi sono discorsi ripetuti infinite volte e non mi sembra il caso di ripetere. Quello che invece era interessante era l'impatto di tutto questo sull'architettura. Certamente anche qui si tratta di vendere un prodotto, un'immagine, un'idea quindi si tende ad una sua spettacolarizzazione, un modo per imprimerla di un'identità forte. E' un caso che nei giorni nostri si parli degli archistar, mentre per esempio nel medioevo era una cosa improponibile? Già riuscire a lasciare un'impronta, far diventare un edificio simbolo e memorabile oggi è un'impresa ardua. Un'opera di tali connotati richiede un segno forte ed estremamente personale. Avrebbe senso parlare di una linea che descrivi l'architettura contemporanea? E se così fosse quale sarebbe? Prima di avventurarmi in una possibile risposta, vorrei fare un'ulteriore richiamo; C.N.Schulz nella suo libro "Architetura Barocca" dice che "Il nuovo mondo del XVIIsec. può essere chiamato 'pluralistico' nella misura in cui offriva all'uomo una scelta fra alternative diverse, fossero esse di carattere religioso o filosofico, economico o politico. Tutte le alternative erano caratterizzate da quel proposito che abbiamo già riscontrato nel pensiero di Cartesio: pervenire ad un sistema completo e sicuro, fondato su assiomi e dogmi aprioristici.[...]Nonostante il fatto che i sistemi appartenessero a particolari aree geografico-politiche, i sistemi erano aperti quindi avevavo un carattere aperto e dinamico. In questo mondo illimitato, il movimento e la forza assumono importanza primaria[....] l'estensione spaziale è la proprietà fondamentale di tutte le cose e le loro differenze si basano su movimenti diversi. Perciò la geometria è lo strumento appropriato per capire il mondo. Sistematicità e dinamismo sono due aspetti del fenomeno barocco" Partendo quindi da alcuni punti fissi era possibile tracciare un sistema di rete attraverso la geometria, basta pensare alle planimetrie di Parigi o di Roma del SistoV. In un certo senso anche oggi abbiamo un'infità di scelte fra alternative diverse forse troppe ma quello che cambia è la sicurezza di un sistema completo e sicuro. La teoria del caos e della relatività hanno avuto un ruolo fondamentale. Quel che era un sistema di rete nel periodo barocco con una estensione teorica infinita oggi può essere il web, quindi una rete immateriale, che modifica radicalmente il concetto dello spazio e del tempo. La linea della nostra epoca è la linea vettoriale. E' la linea che forse riesce a descrivere meglio questo periodo. Intanto può essere presente sia materialmente che non, quindi funziona bene per entrambe le realtà quella materica e quella non fisica dell'informatica ma anche in una ibrida.

Non è arbitraria ma descritta in ogni suo punto attraverso funzioni matematiche e di conseguenza facilmente quantificabile. E' estremamente personalizzabile, quindi partendo dalla stessa base si possono ottenere risultati completamente differenti. L'architettura che ne derivi è altretanto variabile: da un lato architetture del tipo parametrico come quello dei Nox, Gehry, Hadid, FOA cioè esprimere anche il concetto di complessità e dall'altro quelle che in qualche modo cercano di negare la loro fisicità o rimandare ad una realtà non materica come alcune opere minimaliste o ipogee. Se gran parte della nostraquotidianità si svolge in questa dimensione non fisica, come per esempio lavorare con il computer, è vero che trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro non comporta grandi differenze e di conseguenza si ha un distacco dal luogo reale che a sua volta si può semplificare tenendo il minimo indispensabile. kengo water-glass pavillion

leggi di più 0 Commenti

lun

30

mar

2009

reality check

Partendo sempre dalla definizione di dato e dell' informazione, è stato detto che il dato è il minimo elemento di modifica di una situazione precedente e soggetto a molteplici convenzioni, mentre l'informazione è l'applicazione di una convenzione ad un dato. Il discorso procede (1) che "Informazione", nel significato comune, è un insiene di dati che ci arriva come un pacchetto sostanzialmente, oggettivamente, scisso dal giudizio critico [...] e che la definizione funziona molto bene nel contesto comune. E' veramente così?

leggi di più 0 Commenti
Pages to the People

Roy Tanck's Flickr Widget requires Flash Player 9 or better.